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21 gennaio 2009

AUGURI PRESIDENTE!!


"Concittadini, oggi sono qui di fronte a voi con umiltà di fronte all'incarico, grato per la fiducia che avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante questa transizione.
Sono quarantaquattro gli americani che hanno giurato come presidenti. Le parole sono state pronunciate nel corso di maree montanti di prosperità e in acque tranquille di pace. Ancora, il giuramento è stato pronunciato sotto un cielo denso di nuvole e tempeste furiose. In questi momenti, l'America va avanti non semplicemente per il livello o per la visione di coloro che ricoprono l'alto ufficio, ma perché noi, il popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e alla verità dei nostri documenti fondanti. Così è stato. Così deve essere con questa generazione di americani.
Che siamo nel mezzo della crisi ora è ben compreso. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un'ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l'energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta.
Questi sono indicatori di crisi, soggetto di dati e di statistiche. Meno misurabile ma non meno profondo è l'inaridire della fiducia nella nostra terra: la fastidiosa paura che il declino dell'America sia inevitabile, e che la prossima generazione debba ridurre le proprie mire. Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non saranno vinte facilmente o in un breve lasso di tempo. Ma sappi questo, America: saranno vinte. In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza sulla paura, l'unità degli scopi sul conflitto e la discordia. In questo giorno, veniamo per proclamare la fine delle futili lagnanze e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Rimaniamo una nazione giovane, ma, nelle parole della Scrittura, il tempo è venuto di mettere da parte le cose infantili. Il tempo è venuto di riaffermare il nostro spirito durevole; di scegliere la nostra storia migliore; di riportare a nuovo quel prezioso regalo, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa mandata del cielo che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano una possibilità per conseguire pienamente la loro felicità.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie o di ribassi. Non è stato un sentiero per i deboli di cuore, per chi preferisce l’ozio al lavoro, o cerca solo i piaceri delle ricchezze e della celebrità. E’ stato invece il percorso di chi corre rischi, di chi agisce, di chi fabbrica: alcuni celebrato ma più spesso uomini e donne oscuri nelle loro fatiche, che ci hanno portato in cima a un percorso lungo e faticoso verso la prosperità e la libertà.
Per noi hanno messo in valigia le poche cose che possedevano e hanno traversato gli oceani alla ricerca di una nuova vita.
Per noi hanno faticato nelle fabbriche e hanno colonizzato il West; hanno tollerato il morso della frusta e arato il duroterreno.
Per noi hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn.
Ancora e ancora questi uomini e queste donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato fino ad avere le mani in sangue, perché noi potessimo avere un futuro migliore. Vedevano l’America come più grande delle somme delle nostre ambizioni individuali, più grande di tutte le differenze di nascita o censo o partigianeria.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo il paese più prosperoso e più potente della Terra. I nostri operai non sono meno produttivi di quando la crisi è cominciata. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari della settimana scorsa o del mese scorso o dell’anno scorso. Le nostre capacità rimangono intatte. Ma il nostro tempo di stare fermi, di proteggere interessi meschini e rimandare le decisioni sgradevoli, quel tempo di sicuro è passato. A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, rimetterci in piedi e ricominciare il lavoro di rifare l’America.
Perché ovunque guardiamo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo.
Ci sono alcuni che mettono in dubbio l’ampiezza delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può tollerare troppi piani grandiosi. Hanno la memoria corta. Perché hanno dimenticato quanto questo paese ha già fatto: quanto uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si unisce a uno scopo comune, la necessità al coraggio.
Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno si è mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, unapensione dignitosa. Quando la risposta è sì, intendiamo andareavanti. Quando la risposta è no, i programmi saranno interrotti. E quelli di noi che gestiscono i dollari pubblici saranno chiamati a renderne conto: a spendere saggiamente, a riformare le cattive abitudini, e fare il loro lavoro alla luce del solo, perché solo allora potremo restaurare la fiducia vitale fra un popolo e il suo governo.
Né la domanda è se il mercato sia una forza per il bene o per il male. Il suo potere di generare ricchezza e aumentare la libertànon conosce paragoni, ma questa crisi ci ha ricordato che senza occhi vigili, il mercato può andare fuori controllo, e che unpaese non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi. Il successo della nostra economia non dipende solo dalle dimensioni del nostro prodotto interno lordo, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di ampliare le opportunità a ogni cuore volonteroso, non per beneficenza ma perché è la via più sicura verso il bene comune.
Per quel che riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica a immaginare, prepararono un Carta che garantisse il rispetto della legge e i diritti dell’uomo, una Carta ampliata con il sangue versato da generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondoe non vi rinunceremo in nome del bisogno. E a tutte le persone e i governi che oggi ci guardano, dalle capitali più grandi al piccolo villaggio in cui nacque mio padre, dico: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti di nuovo a fare da guida.
Ricordate che le generazioni passate sconfissero il fascismo e il comunismo non solo con i carri armati e i missili, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Capirono che la nostra forza da sola non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di fare come ci pare. Al contrario, seppero che il potere cresce quando se ne fa un uso prudente; che la nostra sicurezza promana dal fatto che la nostra causa giusta, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e della moderazione.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare quelle nuove minacce cherichiedono sforzi ancora maggiori - e ancora maggior cooperazione e comprensione fra le nazioni. Inizieremo a lasciare responsabilmente l’Iraq al suo popolo, e a forgiare una pace pagata a caro prezzo in Afghanistan. Insieme ai vecchi amici e agli ex nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e allontanare lo spettro di un pianeta surriscaldato. Non chiederemo scusa per la nostra maniera di vivere, né esiteremo a difenderla, e a coloro che cercano di ottenere i loro scopi attraverso il terrore e il massacro di persone innocenti, diciamo che il nostro spirito è più forte e non potrà essere spezzato. Non riuscirete a sopravviverci, e vi sconfiggeremo.
Perché sappiamo che il nostro multiforme retaggio è una forza, non una debolezza: siamo un Paese di cristiani, musulmani, ebrei e indù - e di non credenti; scolpiti da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della terra. E dal momento che abbiamo provato l’amaro calice della guerra civile e della segregazione razziale, per emergerne più forti e più uniti, non possiamo che credere che odii di lunga data un giorno scompariranno; che i confini delle tribù un giorno si dissolveranno; che mentre il mondo si va facendo più piccolo, la nostra comune umanità dovrà venire alla luce; e che l’America dovrà svolgere un suo ruolo nell’accogliere una nuova era di pace.
Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di progresso, basato sull’interesse comune e sul reciproco rispetto. A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno.
Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo.
Volgendo lo sguardo alla strada che si snoda davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che in questo stesso momento pattugliano deserti e montagne lontane. Oggi hanno qualcosa da dirci, così come il sussurro che ci arriva lungo gli anni dagli eroi caduti che riposano ad Arlington: rendiamo loro onore non solo perché sono custodi della nostra libertà, ma perché rappresentano lo spirito di servizio, la volontà di trovare un significato in qualcosa che li trascende. Eppure in questo momento - un momento che segnerà una generazione - è precisamente questo spirito che deve animarci tutti.
Perché, per quanto il governo debba e possa fare, in definitiva sono la fede e la determinazione del popolo americano su cui questo Paese si appoggia. E’ la bontà di chi accoglie uno straniero quando le dighe si spezzano, l’altruismo degli operai che preferiscono lavorare meno che vedere un amico perdere il lavoro, a guidarci nelle nostre ore più scure. E’ il coraggio del pompiere che affronta una scala piena di fumo, ma anche la prontezza di un genitore a curare un bambino, che in ultima analisi decidono il nostro destino.
Le nostre sfide possono essere nuove, gli strumenti con cui le affrontiamo possono essere nuovi, ma i valori da cui dipende il nostro successo - il lavoro duro e l’onestà, il coraggio e il fair play, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo - queste cose sono antiche. Queste cose sono vere. Sono state la quieta forza del progresso in tutta la nostra storia. Quello che serve è un ritorno a queste verità. Quello che ci è richiesto adesso è una nuova era di responsabilità - un riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma piuttosto afferriamo con gioia, saldi nella nozione che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, di più caratteristico della nostra anima, che dare tutto a un compito difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia: la nozione che Dio ci chiama a forgiarci un destino incerto. Questo il significato della nostra libertà e del nostro credo: il motivo per cui uomini e donne e bambine di ogni razza e ogni fede possono unirsi in celebrazione attraverso questo splendido viale, e per cui un uomo il cui padre sessant’anni fa avrebbe potuto non essere servito al ristorante oggi può starvi davanti a pronunciare un giuramento sacro.
E allora segnamo questo giorno col ricordo di chi siamo e quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno della nascita dell’America, nel più freddo dei mesi, un drappello di patrioti si affollava vicino a fuochi morenti sulle rive di un fiume gelato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava, la neve era macchiata di sangue. E nel momento in cui la nostra rivoluzione più era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo: “Che si dica al mondo futuro... Che nel profondo dell’inverno, quando nulla tranne la speranza e il coraggio potevano sopravvivere... Che la città e il paese, allarmati di fronte a un comune pericolo, vennero avanti a incontrarlo”.
America. Di fronte ai nostri comuni pericoli, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e coraggio, affrontiamo una volta ancora le correnti gelide, e sopportiamo le tempeste che verranno. Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future."

5 novembre 2008

BARACK OBAMA: IL 44° PRESIDENTE


4 novembre 2008

OBAMA VS MCCAIN: FUORI I SECONDI

Innanzitutto mi scuso per la prolungata assenza dal blog, d'ora in poi cercherò di aggiornarlo con la regolarità di un tempo, restando sulla notizia sempre aggiornato.
Siamo al grande martedi elettorale, il giorno che ogni quattro anni cambia le sorti del mondo. Si, perchè l'elezione del presidente degli Usa è troppo importante per tutti, per gli americani e le loro politiche interne, per gli europei e le loro politiche di affari con gli States, per l'oriente, per israele, per la Cina...insomma a seconda delle idee dell'eletto in moti ambiti cambiano completamente gli scenari.
Obama non sarà certo uno stinco di santo, per arrivare li il pelo sullo stomaco lo deve avere per forza, ma rappresenta il cambiamento, rappresenta il diverso rispetto all'ignobile Bush degli ultimi 8 anni. McCain invece sarebbe la continuità, uno Cuck Norris prestato alla politica. Uno che piace solo perchè è stato torturato in una delle tante inutili guerre fatte dagli americani in terre lontane. Lo chiamano veterano, io lo chiamerei esaltato. E dietro di lui avrebbe una vicepresidente guerrafondaia pazzesca, amante delle armi e della pena di morte.
Probabilmente sarà impossibile attuarla, ma Obama ha iniziato a parlare di sanità per tutti, con Obama per ovvi motivi ci sarà una politica contro il razzismo, con Obama probabilmente non si accenderanno nuove guerre dall'oggi al domani per favorire la lobbie di turno. Farà anche lui le sue buone porcate, ma ben venga...Yes he can!! (si scrive così?)

Come molti di voi sapranno a fine agosto/settembre mi son cuccato il morbillo da uno dei tanti pazienti che frequentano il Pronto Soccorso in cui lavoro. E come tutti senza dubbio sapete era già entrato in vigore il decreto Brunetta.
Il decreto Brunetta mi ha tolto dallo stipendio 37 euro per essere stato a casa in malattia 10 giorni lavorativi. Pochi, ma comunque tanti considerando che il morbillo non l'ho mangiato al ristorante ma l'ho preso sul posto di lavoro. Pochi invece per il fannullone di turno che si fa un mese di malattia, gli vengono tolti gli stessi euro (perchè i soldi vengono tolti solo nei primi dieci giorni) e ne risparmia un centinaio di benzina non andando al lavoro.

15 marzo 2008

IDEE CHIARE


6 febbraio 2008

NULLA DI FATTO

Dopo il supermartedi nulla di fatto nella sfida tra Hilary Clinton e Barack Obama per la rincorsa alla candidatura democratica per le prossime elezioni presidenziali americane.
Lui vince più stati, 13 ma quelli che regalano meno delegati, in tutto 225: Alabama, Alaska, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Idaho, Illinois, Missouri, Kansas, Utah, Nord Dakota, Minnesota.
Lei ne vince solo 8 arrivando però a 299 voti: California, New York, Connecticut, New Jersey, Massachusetts, Tennessee, Oklahoma, Arizona e Arkansas, come potete vedere tutti quelli principali.
I due hanno sostanzialmente spaccato in due l’elettorato: con Obama i giovani, gli afroamericani (tranne ad Harlem, che ha votato Hillary) i ricchi e quelli con un livello di istruzione più alto; con Clinton le donne, la classe operaia, ispanici ed asiatici.
La corsa per la nomination va avanti con le primarie in Louisiana, Virginia Maryland e Distretto di Columbia in febbraio e quelle in Texas e Ohio il 4 marzo.
Come andrà a finire?
Sul fronte Repubblicano vittoria ma non netta del favorito McCain che però è insidiato dal miliardario Mitt Romney e dall'ex-governatore dell'Arkansas Mike Huckabee.

17 giugno 2007

BENTORNATO

Ramatullah Hanefi dopo tre mesi di prigione è tornato ad essere un uomo libero.
Quella che a mio avviso è stata una grossa vergogna sia per il governo afghano che per quello italiano, si è finalmente risolta per il meglio, dopo però troppo tempo.
Chi restituirà ad Hanefi i tre mesi di dura prigionia? Ora Hanefi è in ospedale a Kabul con problemi di salute.
Prodi ha dichiarato che il governo ha lavorato in silenzio e con discrezione per liberare il prigioniero. Voglio credergli, ma comunque il problema andava risolto più in fretta e con più solerzia.
Ad un certo punto, subito dopo la liberazione di Mastrogiacomo, il nostro governo dava l'impressione di essere soddisfatto e completamente disinteressato alle sorti del povero mediatore.
La sensazione è che dopo che glielo si è fatto notare abbiano iniziato a darsi da fare, o sbaglio?
Ora Prodi auspica un ritorno di Emergency in Afghanistan, credo lo auspichino in tanti, ma siamo sicuri che problemi del genere possano non capitare più?
Beh intanto...bentone Hanefi, qui da noi qualcuno che ti ringrazierà calorosamente c'è di sicuro, vero Mastrogiacomo?

20 aprile 2007

QUI APRES CHIRAC?

Nicolas Sarkozy è figlio di un aristocratico di origini ungheresi, dopo la laurea in legge esercita la professione di avvocato. Entra in politica nel 1974, partecipando alla campagna elettorale del candidato gollista alla presidenza della Repubblica Jacques Chaban-Delmas. Nel 1976 aderisce al Raggruppamento per la Repubblica (RPR), il partito gollista rifondato da Jacques Chirac. A gennaio, alla Porte de Versailles a Parigi ha ottenuto con una votazione plebiscitaria l'investitura del suo partito alla candidatura alle elezioni presidenziali.


François Bayrou è figlio di agricoltori ed agricoltore egli stesso, sposato e padre di sei figli, dopo la laurea in lettere a Bordeaux e una specializzazione in lettere classiche insegna per qualche tempo in un liceo. E' autore di numerosi saggi letterari, fra cui una pregevole biografia di Enrico IV. Cattolico praticante, all'epoca dell'università aderisce al Centre des démocrates sociaux (CDS), il partito democristiano erede del MRP che fa parte dell'Unione per la Democrazia Francese (UDF). Dal 1994 è presidente del CDS, partito che che nel 1995 si fonderà con i socialdemocratici costituendo Forze Démocrate (FD). Nel 1998 è eletto presidente dell'UDF, diventando il capofila delle formazioni politiche liberali e di quelle centriste.


Figlia di Jacques Royal, militare, colonnello d'artiglieria, e di Hélène Dehaye, il suo nome completo è Marie-Ségolène. È dalla fine degli anni 70 compagna di vita di François Hollande, attuale primo segretario del Partito socialista, con il quale ha avuto quattro figli. Dal 1988 è deputata delle Deux-Sèvres.Dall'aprile 2004 è anche presidente della regione Poitou-Charentes. Il 16 novembre 2006 è stata designata dai membri del Partito Socialista candidata ufficiale alla Presidenza della Repubblica, la cui elezione si svolgerà nel 2007.



Jean-Marie Le Pen è il presidente del partito di destra Fronte Nazionale.
Le Pen è famoso per richiedere forti politiche di rafforzamento della legge, tra cui la reintroduzione della pena di morte, forti restrizioni sull'immigrazione da paesi extraeuropei, ritiro della Francia, o maggiore indipendenza, dall'Unione Europea. Ha pronunciato affermazioni considerate razziste e antisemite ma, recentemente, è stato costretto a non esprimersi in modo discutibile nel periodo pre-elettorale.
Si è candidato in diverse elezioni presidenziali francesi, arrivando al ballottaggio nelle elezioni del 2002, quando sfidò l'attuale presidente Jacques Chirac. Quest anno ha deciso di riprovarci.


Oggi si è chiusa la campagna elettorale tra questi quattro personaggi per le elezioni presidenziali francesi, che vedranno i transalpini recarsi alle urne domenica per il primo turno.
La Francia è un paese importante, troppo importante e troppo potente all'interno dell'Europa, quindi le sue elezioni e l'uomo che da queste ne uscira presidente hanno un valore significativo per tutti.
Ad oggi la battaglia sembra essere ancora incerta. I sondaggi danno sicuro per il ballottaggio Sarcozy, candidato pericoloso. Il secondo posto disponibile sembra che se lo debbano giocare Segolene Royal e Bayrou. Con il redivivo Le Pen che non ha intenzione di stare a guardare e i cui voti, al ballottaggio saranno senz altro decisivi.
Ahime la vedo male, ma aspettiamo e vediamo chi siederà al prossimo G8 insieme a Bush, Prodi, Blair, Harper, Shinzo Abe, Putin e Angela Merkel.

27 marzo 2007

DA CHE PARTE E' LA CRISI?

La risposta probabilmente è: da tutte due le parti!
Purtroppo è passato in Senato il rifinanziamento alla missione di pace (?) in Afghanistan. Dico purtroppo perchè non dovrebbero esserci soldati italiani la (colpa di Berlusconi) e perchè invece di rifinanziare dovremmo portarli indetro (colpa di Prodi).
Dall'altro lato questo passaggio in parlamento fa si che il governo resisti, fa si che Berlusconi e i suoi tirapiedi non tornino al governo, oggi una volta di più, dopo la figuraccia fatta davanti agli italiani.
Oggi Forza Italia, An e Lega hanno dimostrato di non volere il bene del paese, ma di volere solo la cadrega al governo. Hanno avuto il coraggio di votare contro una cosa fatta da loro, voluta da loro, perseverata da loro e sulla quale erano d'accordo fino a due giorni fa, ma ci hanno provato, fino all'ultimo hanno sperato di incastrare il governo.
Casini (che continua a starmi sulle palle) però ha fatto il furbo, si sta ergendo su un piedistallo e ho l'impressione lo metta nel culo agli uni e agli altri.
Dal voto di oggi esce un vincitore che è lui ed escono tre perdenti. Il governo che ancora oggi ha dimostrato una certa fatica ad essere autonomo, l'opposizione che non è per niente unita e che fa figure di merda e per ultimi gli italiani che purtroppo una volta di più scoprono di avere una classe politica del cazzo!

22 marzo 2007

ALLIBITO

Ormai resto sempre più allibito dai modi, dai toni e dal coraggio degli sceriffi a stelle e strisce riescono ad ostentare.
Non solo decisono di fare guerre ingiuste nel Mondo per il loro tornaconto personale senza tener conto delle migliaia di persone che muoiono, non solo con le loro politiche estere tengono sul lastrico intere popolazioni, ma ora hanno anche il coraggio di mettere il naso negli affari degli altri, di lanciare moniti.
Gli Usa hanno detto: "Non si fanno concessioni!"
Che non le facciano loro concessioni, che lascino i loro soldati a morire per poi chiamarli eroi davanti alle madri piangenti.
Noi se vogliamo salvare la vita di un nostro connazionale lo facciamo e loro sono pregati di tacere.
E' vero, cedre ad un ricatto non è mai la cosa migliore, ma se è l'unico prezzo per tirare via dalla morte un giornalista che faceva solo il suo lavoro, ben venga!
Grande D'Alema che ha risposto per le rime. Allontaniamoci sempre più da queste politiche estere megalomani dei Bushaniani.Dobbiamo aspettare ancora un anno e mezzo per toglierci dai coglioni l'ubriacone della Casa Bianca...speriamo passino in fretta...

17 febbraio 2007

MORTADELLA MULTIFACE

Guardate che bella questa vignetta di Giannelli.
Il nostro Presidente in 6 versioni da manifestazione di Vicenza contro se stesso :-D
Geniale.
La più divertente è senza dubbio quella in versione No-Global o quella da agente della Digos.
Quella di oggi è una manifestazione molto rischiosa.
Se non succederà nulla di grave (come spero) non avrà comunque alcuna efficacia perchè il governo la sua decisione l'ha già presa e non tornerà indietro facendo uno sgarbo agli americani, nemmeno se in piazza si materializzassero 50 milioni di persone.
Al contrario, se dovesse accadere qualche spiacevole fatto, il tutto si contorcerebbe contro il governo, che sicuramente è in un momento delicato.
Magari tutte le preoccupazioni di questi giorni sono state infondate, sicuramente il ministro Amato (che continua a starmi sulle palle sempre più) non è stato molto furbo a creare questo alone minaccioso intorno a una manifestazione che comunque senz altro nasce con schemi pacifici.
La fanno addirittura in diretta tv, senmbra quasi che si spero in qualche show di violenza urbana per incrementare l'audiance.
Spero di non dover parlare di incidenti in un altro post domani, anche perchè a Vicenza ci sarà anche gente che conosco...

14 febbraio 2007

AUT AUT? VEDREMO...

Sembra che Prodi abbia dato una sorta di aut aut ai suoi ministri e ai principali esponenti della sua maggioranza. Nessuno di loro deve manifestare sabato a Vicenza contro l'allargamento della base Usa di cui tanto si è discusso in queste settimane.
Il premier dice che un governo non manifesta contro se stesso e che tanto su questa questione non ci saranno ripensamenti.
Da parte sua lo trovo un discorso e un ammonimento più che giustificato. Il momento del governo (che dura dal giorno dell'insediamento) è difficile, ci sono diverse situazioni che lo rendono traballante e in certi casi quasi un po' ridicolo, meglio evitare altre figure con conseguente pretesto, per i destraioli, di cinguettare.
Anche vero però che sarà difficile impedire a certi elementi di seguire il loro credo, la loro idea e il loro modo di fare politica.
Io penso che qualche faccia nota la vedremo, sperando inoltre che non ci siano tafferugli o cose simili. Il ministro dell'interno Amato ha comunicato di stare allerta, che il rischio di caos è dietro l'angolo. Speriamo bene...

12 febbraio 2007

POVERO GIORGIO


Il nostro povero Presidente della Repubblica è stato tacciato di razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico.
Tutto questo da parte del presidente Croato, Stipe Mesic, che è rimasto indignato (addirittura) dalle parole di Napolitano dell'altro giorno sulle Foibe.
Devo ammettere che nel weekend non ho seguito granchè, ma possibile che il nostro presidente abbia così esagerato? Non sarà stato frainteso?
Si può magari criticare Napolitano per altre cose, ma dargli del razzista o simili mi pare un po' fuori luogo.
Ma io dico...possibile che tutti sti paesi si offendano quando si parla della loro "cattiva" storia? Mica ne ha colpa nessuno no?

22 gennaio 2007

MAMMA LI TURCHI NOOOOO

Qualcuno sa darmi un, dico uno solo, buon motivo per il quale la Turchia dovrebbe entrare in Europa?
Un paese che non ha nulla in comune con gli altri dell'Unione Europea, un paese fuori dagli schemi, con tradizioni troppo diverse e con una cultura lontana anni luce.
La Turchia è un paese dell'Asia e di quella dweve continuare a far parte.
Oggi il nostro premier Prodi ha dichiarato (ad un loro giornale) che la porta per la Turchia nella Ue è sempre aperta, ma prima che devono completare le riforme.
Ma quali riforme e riforme...l'Europa non deve essere l'accozzaglia di tutti quelli che vogliono farne parte. L'Europa deve essere composta da Europei, non da chi lo vuole diventare per proprio comodo.
Speravo che l'uccisione di Dink fosse una grossa pietra sul processo di europeificazione, ma purtroppo sembra non basti.
Dopo la Turchia di chi sarà il turno? Israele?

17 gennaio 2007

COME NON DETTO...

Dopo le dichiarazioni di Berlusconi, il premier Prodi si deve essere fatto un esame di coscienza. Si sarà chiesto: "Ma non è che ha ragione lui? Non è che stiamo diventando anti-americani?" e così ecco che due giorni dopo da' il via libera all'ampliamento della base militare americana a Vicenza.
Lo ha fatto però, lavandosene un po' le mani, dichiarando che il progetto è stato messo a punto dal precedente governo e dal comune di Vicenza, come a dire: "Io dico di si, ma non ne posso fare a meno".
Cazzata.
Il presidente del Consiglio se davvero volesse potrebbe farne a meno eccome.
Certo che così siamo rientrati, ammesso che ne fossimo mai usciti, nelle grazie dei cowboys a stelle e strisce.
Ovviamente furibonda la sinistra più sinistra, che giustamente sostiene inutile ampliare una base militare straniera sul nostro territorio, soprattutto perchè se si evitasse di fare guerre inutili, si potrebbe fare a meno di basi militari.
Inoltre gli USA che cappero vogliono? Se le facciano da loro le basi, o nei paesi da loro "democraticamente" sottomessi o nei paesi a loro servili (cazzo tra questi mi sa che ci siamo anche noi).
Gongolante, ovviamente, il Nano dei Nani, che probabilmente confida di tornare presto al suo posto e non vuole che si rovini l'amicizia italiana con gli americani, da lui tanto ben costruita in 5 anni di leccaculismo.

2 gennaio 2007

TU VO FA IL GANDHI...

Ci risiamo, il leader Radicale è alle prese con l'ennesimo sciopero della fame e della sete.
Pannella ha iniziato la protesta 6 giorni fa e il medico che segue le sue condizioni di salute si dice allarmato, sostiene che ci sia necessità di ricovero ospedaliero prima che la situazione precipiti e diventi irrecuperabile.
La richiesta è una moratoria sulle esecuzioni soprattuto dato che da oggi l'Italia è membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il movente è anche accettabile caro Pannella, ma questo triste spettacolino di scioperi della fame e della sete fino allo stremo che si ripresenta periodicamente 2 o 3 volte l'anno è veramente ridicolo.
Pannella non sei Gandhi, a te non ti caga nessuno. Smettila di rischiare, alla tua età non conviene tirare troppo la corda.